Il neurologo inglese Oliver Sacks (1933) ha provato a descrivere questa particolare condizione nel romanzo “Un antropologo su Marte” in cui narra il caso di un pittore, il signor I., che a causa di un incidente stradale, perde la capacità di distinguere i colori, precipitando così in un mondo di bianchi, grigi e neri.

<<…Il signor I. trovava il cibo repellente a causa del suo aspetto grigio, morto, e per mangiare doveva chiudere gli occhi. Ma questo stratagemma non gli era di grande aiuto, poiché l’immagine mentale che egli aveva di un pomodoro era nera esattamente come quella percepita dai suoi occhi. Perciò, non potendo neppure correggere l’immagine interiore – l’idea – dei diversi cibi, il signor I. finì per preferire sempre più quelli davvero bianchi e neri: olive e riso, caffè e yogurt. Questi, almeno, gli apparivano abbastanza normali, mentre la maggior parte degli altri alimenti, normalmente colorati, aveva ora un aspetto orribilmente alterato. Anche il suo cane, marrone, gli sembrava adesso talmente strano da spingerlo a considerare la possibilità di comprare un dalmata…>>

Un mondo piatto, grigio appunto. Un mondo in cui regna la monotonia e in cui l’incapacità di distinguere un oggetto da un altro ha il sapore amaro dell’assenza di emozione.

Eppure non tutti i colori sono universalmente considerati ‘belli’. Le preferenze cromatiche sono prima di tutto una questione culturale.
Lo sa bene Gaia Gualtieri, che del colore ha fatto la sua vita, trasformando una semplice tintoria industriale in una delle più rinomate aziende nel campo della fornitura di materiale artistico e per il ‘fai da te’.

DHG (DyeingHouseGallery) è un’impresa che nasce nel 2008 con la volontà di unire due opposti che sembravano, fino ad allora, inavvicinabili: artigianato e industria. Da una parte la qualità e la cura dei dettagli, dall’altra la produzione su larga scala: due realtà incompatibili solo all’apparenza.

Partendo dalle solide competenze in ambito tessile acquisite in oltre sessant’anni dal Gruppo Colle, azienda madre dedita alla tintura dei filati, prende vita DyeingHouseGallery, giovane impresa spin-off che, fin dal nome, richiama l’avvenuto sodalizio fra due anime: la tintoria, il luogo dove nascono i colori, e la gallery, il luogo dove si fa l’arte.

“Oggi” spiega Gaia Gualtieri “DHG è una realtà affermata con distributori, rivenditori e soprattutto amici e clienti in tutto il mondo. Siamo riusciti a portare l’eccellenza italiana nella grande produzione industriale e nel vasto mondo della vendita online. E l’abbiamo fatto puntando su prodotti di qualità e poi, ovviamente, sul colore: protagonista indiscusso delle nostre creazioni”.

La scelta della tonalità non può essere casuale ma deve essere frutto di una accurata riflessione. Il colore infatti non è solo un ‘belletto’ ma è veicolo di emozioni e sentimenti nonché specchio di differenti universi culturali.

“Ogni paese ha le sue preferenze cromatiche” ci spiega Gaia. “A seconda delle tue tradizioni, del posto dove vivi, dell’universo semantico che ti circonda, cambia la tua percezione del colore. Così i russi preferiscono i toni accesi, i francesi e gli italiani le tinte polverose o pastello, in Germania invece vendono molto i verdi e i grigi”.

Alcuni colori hanno addirittura significati diversi a seconda delle parti del mondo in cui ci si muove: ad esempio, in Europa l’arancione è il colore della convenienza, in India e Nepal quello della rinuncia e della spiritualità. Per noi il bianco è simbolo di pace, ma per gli orientali trasmette un’idea di morte. Il rosso, che in Europa è storicamente associato al comunismo, negli Stati Uniti è il colore del partito conservatore: i Repubblicani. Il verde, il colore della speranza e della natura, in Africa è storicamente assimilato alla corruzione e allo spaccio di droga.

Il colore dunque, non è qualcosa di universale, bensì di soggettivo e personale. Ed è per questo che il marketing ama i colori. Perché aprono una porta verso l’universo interiore di ognuno di noi.  Non si tratta quindi di una mera questione estetica. I colori servono alle diverse marche o merci per identificarsi e distinguersi, permettendo ai consumatori di associare sensazioni personali a quel brand o a quel prodotto.

Oggi le chance di essere intercettati e riconosciuti dall’occhio sempre più distratto del consumatore crescono nella misura in cui, ad esempio, si decide di utilizzare un colore inedito per il proprio settore e per i propri prodotti. Nell’espositore assiepato, è il colore a guidare la mano dell’indeciso compratore. Quello stesso colore che è stato, a monte, frutto di attenta e ponderata riflessione – anche se poi la scelta cromatica non è mai totalmente libera, ma condizionata da regole di genere che si sono consolidate nel tempo. Il mondo della cioccolata, ad esempio, è sicuramente più ‘rosso’ che verde o viola, quello dei ‘detersivi’ più blu o bianco che arancione.
Nonostante queste norme di base a cui ogni produttore deve rifarsi, negli ultimi anni il colore è entrato in modo protagonistico nel dibattito sul marketing emozionale ed esperienziale. E lo ha fatto quasi senza rispettare regole.
Frutto di un mercato maturo, sempre più sofisticato e annoiato, la marketing-experience punta sul recupero emozionale del consumatore.
È una sfida complessa, ma Tiny Top Accessories non si è tirata indietro. Il neonato brand di cerchietti e accessori per i capelli ha scelto di intraprendere la difficile strada verso una studiata inclusione emotiva del consumatore. Nel suo caso si tratta di bambine e adolescenti, un target non facile vista la sempre più marcata e auspicabile emancipazione delle più piccole. Sono giovani e libere, ma non per forza ribelli. Sono determinate Pocahontas, capricciose Principesse sul pisello, romantiche Cenerentole e curiose Rapunzel, combattive Elsa e sognatrici Biancaneve. Sono tante favole uniche, ognuna con una sfumatura diversa, tanti personaggi femminili in carne e ossa, che non si aspettano che nessun principe le vada a salvare dai mali del mondo. Sono capaci di innamorarsi, di fantasticare ad occhi aperti e allo stesso tempo di divertirsi come pazze.
È per questo che la nuova collezione di Tiny Top Accessories ha scelto l’azzurro e i colori pastello delle “storie della buonanotte”, ma anche il rosso fuoco e il total black delle “bambine rock”.  Ha scelto il rosa e l’argentato per quelle che si sentono già ‘signorine’ e i colori accesi di tutti quei mondi magici e incantati che popolano i loro sogni.
L’obiettivo? Cogliere tutte le sfumature cromatiche delle bambine di oggi. Perché le ragazzine vere non sono solo ‘rosa’.

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