Un capolavoro della letteratura dell’infanzia per aiutarci a comprendere la rabbia.

Tutti noi siamo stati, almeno una volta nella vita, nel ‘Paese dei mostri selvaggi’. È la meta che si raggiunge quando la rabbia prende il sopravvento, quando si perde il controllo al punto tale che la realtà appare sfumata e nebulosa. È la terra dove abitano le ‘wild things’, come si trova scritto nel titolo originale del libro (“Where the wild things are”): gli istinti sopiti, l’aggressività nascosta. Le cose selvagge rappresentano infatti la zona d’ombra, il lato oscuro che partorisce la rabbia e che nasconde le paure.
Ed è lì che Max, il protagonista della nostra storia, si rifugia.

Dopo aver disubbidito alla mamma e averne combinate di tutti i colori, la nostra piccola ‘peste’ viene messa in punizione e spedita a letto senza cena. Ma nella solitudine della sua stanzetta la rabbia di Max cresce. E la sua immaginazione si libera per poter raggiungere il ‘Paese dei mostri selvaggi’.

Grandi alberi invadono la cameretta, mentre piante rampicanti risalgono i muri in un’ascesa aggressiva e rapida, che termina nella “foresta”, il luogo per eccellenza dove si annidano mostri, animali pericolosi e paure. Un vasto mare si apre ai piedi di Max e al bambino non resta che intraprendere un viaggio solitario dalla durata indefinita (“un giorno, un mese, un anno…”) per raggiungere l’isola dei mostri selvaggi.

È un posto spaventoso ma è il suo posto. È il luogo dove Max sente di poter lasciar libera la sua rabbia. I mostri che lo popolano sono grottescamente orrendi con quegli artigli spropositati, gli occhi gialli, le corna, le enormi bocche armate di denti aguzzi. Eppure non assumono mai espressioni terrorizzanti: sembra che non smettano di sorridere al nostro piccolo eroe. Infatti, dal primo istante in cui sbarca sull’isola si capisce subito chi è il più selvaggio del gruppo. E nel giro di poche pagine Max viene proclamato re di tutti i mostri selvaggi.
Hanno inizio i festeggiamenti, le ‘ridde selvagge’ e gli schiamazzi sotto la luna piena. E tutto continua, finché Max non inizia a sentire nostalgia di casa.

La rabbia si è sfogata e nell’aria aleggia un profumo di cose buone, un odore familiare che non ha niente a che vedere con l’isola dei mostri selvaggi.

È così che si scopre che il mostro più selvaggio di tutti ha paura di se stesso, della perdita di controllo, del distacco dalla mamma provocato dalle sue malefatte, della solitudine. Allora Max, con la stessa potenza della fantasia che ha usato per far esplodere le pareti della sua stanza, prende la barchetta e salpa per intraprendere il viaggio più importante: quello del ritorno. Ad attenderlo sul tavolino della sua stanza c’è la cena, calda e profumata.

Il capolavoro di Maurice Sendak, scritto nell’ormai lontano 1963, è un libro terapeutico e catartico, un aiuto indispensabile per insegnare ai bambini cos’è la rabbia, quali sono gli stati d’animo e i sentimenti che la caratterizzano e come si evolvono le sue fasi (scintilla, fase acuta e distruttiva, rimorso e conseguente calma). Un libro semplice e potente, dalle illustrazioni inquietanti e quasi magnetiche che tanto attraggono i bambini.

Un libro da non perdere.

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